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Savelli cunta

xx

   

Prefazione di Renzo Cresti

Post-fazione di Tullio De Mauro

edizioni del circolo del pestival

Bertani editore

  Nel tentare l'avventura della scrittura in dialetto delle sue memorie savellesi, Gino Gentile si Ŕ avvalso degli strumenti
dell'ortografia italiana e del suo spirito di osservazione. La sua lingua non fa concessioni se non minime alle
modernizzazioni. In essa, Gentile ha cercato di restare fedele al det- tato delle favole quale gli fu trasmesso, lui bambino,
dalla mamma, Caterina Tallarico, nata a Savelli nel 1896, che, a sua volta, ripeteva al bambino di averle apprese da sua
padre, Luigi Tallarico, detto Campiune, nato a Savelli nel 1860: e il nonno di Gentile rammentava, a sua volta, di avere
appreso le favole dal padre... Queste voci e memorie, romanze e romanzelle, si sono fatte scrittura e, grazie alla bella
iniziativa dei "Senza Storia", scrittura pubblica. Anch'esse entrano ora nella storia, nella storia vogliamo dire consapevole
di se medesima, capace di dichiararsi e farsi dichiarare tale, dopo aver fatto parte soltanto della storia vissuta: reale,
mobile, fluttuante con le .culture e le epoche, ma dimentica di se e quasi ignara del suo valore. La fresca traduzione
puntuale fatta dallo stesso Gentile faciliterÓ a tutti l'accesso a queste voci antiche.

Tullio De Mauro
     

 
 
 

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