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Pinocchio
(in dialetto calabrese)

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Nota critica di Alberto Pozzolini

Bastogi editore

  Nota critica di Alberto Pozzolini

Pinocchio, dell ' esimio Carlo Collodi, è un certo tardo ottocento, l'Italia rurale, immobile, che affonda nei secoli e sembra non presagire in alcun modo l'incipiente decollo della rivoluzione industriale. È una Toscana granducale, leopoldina, un po' austriacante, un'informe regione che non aspira a diventar Nazione. È cascinali, contadini, giandarmi, cani da guardia, povertà, un pezzo di pane, frugalità, assolutezza: un mondo che rispecchia se stesso e solo se stesso. Ma ora, leggendo queste pagine, sarà per me, per sempre, anche emigra- zione, gente di Calabria, colori meridionali, un impasto di sorriso e tragico, che sa di Sud, di profondo Sud, che mi urla nel suo dialetto la disperazione e la gioia di vivere di quella gente. Anche il Paese dei balocchi acquista ora il sapore angosciante dell 'utopia. Dicono che Pinocchio sia, dopo la Bibbia, il libro più tradotto al mondo. Questa inaspettata, incredibile, sorprendente, umanissima e sapiente traduzione in dialetto calabrese, nel dialetto specifico di Savelli, come verrà accolta? In quale scaffale verrà collocata? Quale numero di catalogo prenderà? Chi avrà alle sue spalle? Chi davanti a se? Il suo traduttore, Gino Gentile, è un falegname, tanti anni fa ha lasciato la sua Calabria, l'adorata Savelli, ed è venuto in Toscana, a Santa Croce sull ' Arno. In mezzo ai re delle pelli e del cuoio, ha continuato a lavorare il suo legno. Nelle ore libere, di notte, se non proprio al chiarore di una lucerna, ha ricercato e scritto per la sua terra piccoli atti di omaggio, piccoli atti di amore: una raccolta di canti, un' altra di poesie e un' altra di favole, tutte in dialetto calabrese. Ora questo mostruoso coraggio: la traduzione integrale, parola per parola, con impegno, intelligenza, ed affetto, di un capolavoro toscanissimo. Come Geppetto, Pinocchio era di tutti. Ora è anche calabrese.

Alberto Pozzolini

     

 
 
 

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