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Il libro che canta
(Le canzoni popolari di Savelli)

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Prefazione di Renzo Cresti

  Gino Gentile ha, da tempo, inciso tre dischi sulla musica popolare di Savelli, piccolo paese mon- tano sulla Sila; ora quei testi e quelle musiche raccolte nei dischi vengono date alle stampe, con un' aggiunta di alcuni canti religiosi, infatti Gentile ha selezionato quattro temi musicali tipici che si prestano a più testi letterari. In qualsiasi tradizione orale vi sono sempre molti più testi che musiche, perche su una melodia si adattano infiniti testi letterari ( diversi fra loro o varianti di un' unica storia). Caratteristiche musicali delle zone meridionali, in genere, sono un impianto spiccatamente melodico, intonato sia in modo solitario che corale, predominio di testi a carattere lirico e strutture ritmiche generalmente libere. La musica, come in ogni tradizione orale, è di estrema semplicità poiche la si intona per imitazione e rarissimi sono i casi in cui il cantore conosce, anche pure approssimativamente, la musica. Per questa stessa ragione sono piuttosto rari gli esempi di musica strumentale, poiche se la voce può procedere bene per imitazione, molto più difficoltoso è imparare a suonare uno strumento (inoltre ci vuole tanto tempo e occorrono dei soldi per comprarlo). Del resto il valore della musica popolare risiede proprio nella naturalezza con la quale,sa comunicare sentimenti personali e collettivi, senza la mediazione della tecnica compositiva. E per questo che la musica popolare dev' essere fatta sola da chi la vive, in quanto ogni trasfigurazione linguistica la snaturerebbe totalmente. Gino Gentile ha vissuto, fin da ragazzo, la realtà musicale della gente di Savelli, e anche quando s' è trasferito in terra di Toscana ha mantenuto salde le origini, i legami con la cultura nativa. Questo volume si presenta come una panoramica sugli usi e sulle funzioni del canto nella civiltà contadina. Vi sono stornelli, storie, ballate, arie ben auguranti, intonate per I' ultimo dell' anno, dalle quali si apprendono le usanze di quella gente. Vi sono serenate ( alcune versioni italiane) e canzoni d' amore, spie di un antico modo d' intendere i rapporti amorosi e le relazioni fra i giovani e i loro genitori. Molti di questi canti si perdono nella notte dei tempi, Gentile li ha raccolti dalla viva voce di sua madre e dei vecchi del paese, che cantavano queste canzoni così come le avevano udite dalle ge- nerazioni precedenti. Si prova un' intensa emozione a leggere questi testi e a vederne le scarne note, anche se le pagine non possono trasmettere la carica emotiva della canzone intonata dal vivo: la musica popolare, per sua natura, non si scrive, quindi il pentagramma ha un volore ap- prossimativo, di canovaccio, di guida, di promemoria, eppure serve ugualmente a trasmettere sen- sazioni vive, soprattutto a chi ha avuto lafortuna di ascoltare le canzoni dalla viva voce di Gen- tile (ma anche i dischi rendono bene, a noi è particolarmente caro il primo). Altri momenti raccolti in questo libro sono quelli legati ai giochi infantili, al girotondo, al processo di inculturazione del giovanc o del bimbo appena nato, come nelle ninne-nanne, rivelatrici anche di situazioni psicologiche legate alla figura della madre. I canti rituali sono 10 specchio della vita domestica e collettiva, canti nuziali e funebri, canti natalizi, dove vita familiare e comunitaria si intrecciano profondamente e in maniera ben diversa dal mondo borghese. Vi sono raccolti anche i canti d' emigrazione e di lavoro, canti particolarmente toccanti in ogni società contadina, dove il problema del lavoro e della sopravvivenza è sempre (stato) tragico. Alcune canzoni sono originali, ideatedaUo stesso Gentile, spontaneamente, con assoluto rispetto della verità popolare e dello stile musicale della tradizione savellese. Infine vi sono anche degli esempi di brani strumentali, come la tarantella elaborata dallo stesso Gentile in unafunambolica mandolinata; la tarantella è una danza diffusa in tutto il sud, connessa alla terapia e ai riti del ta- rantismo, è anche una danza di corteggiamento. Gino Gentile la sa eseguire con un' abilità non i!iferiore alla partecipazione emotiva che le infonde. E una fortuna, per noi amici toscani, avere la possibilità di seguire il lavoro costante, paziente e intelligente, di Gentile che si avvicina alle usanze della sua terra e, attraverso quegli antichi costumi cifa capire meglio anche i nostri, in un confronto che avvicina i popoli della terra. Soprattutto è una fortuna che esistano ancora persone come Gino Gentile che sanno conservare, studiare, ma soprattutto amare quel mondo popolare oramai agonizzante, stritolato dalla "civiltà" dei consumi. È quella di Gentile una voce che ci ricorda la verità della terra ch' è poi la verità nascosta in ognuno di noi.

Renzo Cresti

     

 
 
 

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